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Il Mar Ligure supera i 30 gradi: più energia per i temporali autunnali, ma l’alluvione non è già scritta. Chi ha ragione tra negazionisti e catastrofisti? Nessuno dei due

Il Mediterraneo ha registrato il giugno e il luglio più caldi della serie storica. Un mare eccezionalmente caldo può fornire più umidità ed energia alle perturbazioni, ma per produrre nubifragi servono anche precise condizioni atmosferiche. Gli studi condotti proprio sulla Liguria spiegano quali saranno le criticità da sorvegliare durante l’autunno

Il dato che apre la stagione autunnale è eccezionale. Il 3 agosto il Mar Ligure ha superato i 30 gradi e le rilevazioni costiere hanno raggiunto localmente valori prossimi ai 31. Un livello tanto elevato da rendere necessario l’aggiornamento del sensore installato sulla boa di Capo Mele, in precedenza incapace di misurare temperature superiori a 29,9 gradi.

La boa dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure si trova a circa due miglia dalla costa e misura la temperatura dell’acqua a una profondità di circa due metri. Proprio per continuare a registrare gli eventuali nuovi estremi, il limite superiore del sensore è stato portato a 35 gradi. L’intervento non è una semplice modifica tecnica: racconta quanto rapidamente stiano cambiando le condizioni del mare davanti alla Liguria. Le informazioni sulla piattaforma sono disponibili all’indirizzo https://www.arpal.liguria.it/home-page/notizie-tematiche/item/la-boa-di-capo-mele-torna-operativa.html.

Il fenomeno non riguarda soltanto il Mar Ligure. Secondo il bollettino di Mercator Ocean International, realizzato attraverso il servizio marino del programma europeo Copernicus, giugno 2026 è stato il giugno più caldo mai osservato nel Mediterraneo, con una temperatura superficiale media di 24,07 gradi. Luglio ha poi stabilito un nuovo primato mensile, raggiungendo una media di 27,07 gradi e superando il precedente record del 2025. I dati sono consultabili agli indirizzi https://www.mercator-ocean.eu/bulletin/ocean-temperature-bulletin-june-2026/ e https://www.mercator-ocean.eu/bulletin/ocean-temperature-bulletin-july-2026/.

Le rilevazioni satellitari del 13 agosto mostravano inoltre condizioni da ondata di calore marina ancora estese nel Mediterraneo occidentale, con anomalie che nel Golfo del Leone arrivavano localmente a circa sei gradi sopra la media. La mappa elaborata sulla base dei dati Copernicus è pubblicata all’indirizzo https://eu-space.europa.eu/components/earth-observation-copernicus/image-of-the-day/marine-heatwave-conditions-persist-western-mediterranean.

La domanda inevitabile è che cosa possa significare una simile quantità di calore accumulata dal mare quando arriveranno le prime perturbazioni autunnali. La risposta scientificamente corretta richiede prudenza: un mare molto caldo non provoca automaticamente temporali, alluvioni o cicloni. Può però rendere più intensa una perturbazione quando si presentano contemporaneamente gli altri ingredienti necessari.

L’acqua calda favorisce l’evaporazione e aumenta la quantità di vapore disponibile nei bassi strati dell’atmosfera. Se sul Mediterraneo arriva aria più fredda in quota, l’atmosfera può diventare fortemente instabile. Se a questo si aggiungono correnti meridionali persistenti, convergenze nei bassi strati e una configurazione capace di mantenere le celle temporalesche sulla stessa zona, la maggiore riserva di calore e umidità del mare può contribuire ad alimentare precipitazioni molto intense.

In termini generali, la relazione di Clausius-Clapeyron indica che un’atmosfera più calda può contenere circa il 7 per cento di vapore acqueo in più per ogni grado di aumento della temperatura, a parità delle altre condizioni. Questo non significa che la pioggia cresca automaticamente della stessa percentuale, ma aiuta a comprendere perché gli episodi brevi possano diventare più violenti in un clima più caldo.

Per la Liguria il rapporto tra temperatura marina e precipitazioni estreme è stato studiato direttamente. Una ricerca pubblicata su “Geophysical Research Letters” ha analizzato diversi sistemi convettivi responsabili di alluvioni improvvise sulla costa ligure. Le simulazioni hanno mostrato che una rappresentazione più precisa della temperatura superficiale del mare modifica la previsione delle piogge, perché influenza i flussi di calore e di umidità tra acqua e atmosfera. Lo studio, intitolato “The role of the sea on the flash floods events over Liguria”, è disponibile all’indirizzo https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/2016GL068265.

Il risultato non autorizza a trattare la temperatura del mare come un interruttore delle alluvioni. La ricerca chiarisce però che il Mar Ligure può svolgere un ruolo importante nel rifornimento di calore e vapore dei temporali costieri. L’effetto diventa più significativo quando il flusso caldo e umido proveniente dal mare incontra l’aria più fresca della pianura padana oppure viene costretto a sollevarsi dai rilievi appenninici.

La conformazione della Liguria rende questo meccanismo particolarmente delicato. Il mare e le montagne sono separati da pochi chilometri; le valli strette possono canalizzare le correnti e favorire convergenze quasi stazionarie; i bacini sono piccoli e reagiscono rapidamente a precipitazioni concentrate. Il pericolo, quindi, non dipende soltanto da quanta pioggia cada nell’arco di un’intera giornata, ma da quanta ne precipiti in una o due ore e dalla capacità del sistema temporalesco di rigenerarsi sullo stesso territorio.

Una ricerca pubblicata nel maggio 2026 sulla rivista scientifica internazionale “Hydrology and Earth System Sciences” aggiunge un elemento rilevante. Attraverso simulazioni dedicate al riscaldamento del Mediterraneo, gli autori hanno ottenuto un aumento degli estremi giornalieri di precipitazione nell’Europa meridionale nonostante una possibile diminuzione della quantità totale di pioggia nell’arco dell’anno. In altre parole, potrebbe piovere meno frequentemente o diminuire il totale annuale, ma una quota maggiore dell’acqua potrebbe cadere durante episodi brevi e molto intensi. Lo studio è consultabile all’indirizzo https://hess.copernicus.org/articles/30/2913/2026/.

È una distinzione essenziale per evitare un equivoco frequente. Siccità e alluvioni non si escludono a vicenda. Un territorio può attraversare lunghi periodi asciutti e ricevere poi, in poche ore, precipitazioni eccezionali che il suolo e la rete idrografica non riescono ad assorbire. Dopo un’estate calda e secca, inoltre, terreni induriti, vegetazione danneggiata e corsi d’acqua carichi di materiali possono accrescere la vulnerabilità locale.

Un Mediterraneo caldo può incidere anche sui cicloni con caratteristiche tropicali che talvolta si sviluppano all’interno del bacino. Gli studi mostrano che il calore del mare e i flussi di calore latente possono sostenere l’intensificazione di questi sistemi, ma indicano anche che il rapporto non è lineare. Servono una struttura atmosferica favorevole, debole ventilazione differenziale con la quota, sufficiente instabilità e un nucleo depressionario già organizzato.

Una ricerca pubblicata su “Geophysical Research Letters”, basata sull’analisi degli eventi osservati negli ultimi quattro decenni, ha approfondito proprio il rapporto tra temperatura marina e cicloni mediterranei con caratteristiche tropicali. Lo studio conclude che il mare caldo rappresenta una condizione favorevole, ma non sufficiente, e che non esiste una singola soglia termica capace di determinare da sola la nascita di questi fenomeni. La pubblicazione si trova all’indirizzo https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1029/2024GL109921.

Anche le simulazioni climatiche di un ciclone mediterraneo pubblicate su “Natural Hazards and Earth System Sciences” invitano a evitare conclusioni semplicistiche. Un oceano più caldo tende ad aumentare l’energia disponibile, ma anche l’atmosfera sovrastante si riscalda e può diventare più stabile. I due effetti possono in parte contrastarsi. Gli scenari analizzati indicano comunque la possibilità di precipitazioni più intense e di una diversa struttura delle tempeste, senza dimostrare un aumento automatico del loro numero. Lo studio è disponibile all’indirizzo https://nhess.copernicus.org/articles/21/53/2021/.

Per l’autunno ligure le criticità più concrete da sorvegliare saranno dunque gli afflussi meridionali molto umidi, le convergenze persistenti davanti alla costa, l’arrivo di aria fredda in quota e la possibilità che i temporali rimangano fermi o si rigenerino sulle stesse vallate. Il mare caldo potrà aumentare l’umidità e sostenere più a lungo la convezione, ma saranno la configurazione atmosferica e la sua evoluzione nelle ore immediatamente precedenti l’evento a determinare dove, quando e con quale intensità pioverà.

C’è anche una possibile conseguenza meno spettacolare, ma più continua: il rallentamento del raffreddamento costiero. Un mare che conserva molto calore può mantenere più elevate l’umidità e le temperature notturne, soprattutto lungo la costa, prolungando la sensazione di afa e rendendo più miti le prime fasi dell’autunno. Il fenomeno può attenuarsi rapidamente in presenza di mareggiate, venti forti e rimescolamento delle acque, capaci di far risalire strati più freddi. Per questo un valore misurato all’inizio di agosto non può essere semplicemente proiettato fino a ottobre.

Anche le previsioni stagionali devono essere interpretate con cautela. Il sistema del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine utilizza 51 simulazioni e fornisce scenari probabilistici fino a sette mesi, ma nel Mediterraneo la capacità di prevedere le piogge a distanza di una stagione è inferiore rispetto a quella relativa alle temperature. Le indicazioni stagionali possono segnalare una maggiore probabilità di un trimestre caldo o umido, ma non possono stabilire se Genova sarà colpita da un nubifragio in un determinato giorno. Il funzionamento delle previsioni è spiegato all’indirizzo https://www.ecmwf.int/en/forecasts/documentation-and-support/seasonal.

Il servizio sui pronostici stagionali di Copernicus segnala per l’Europa una probabilità maggiore di temperature autunnali superiori alla media e un possibile segnale più piovoso nei settori meridionali e occidentali, precisando però che l’incertezza sulle precipitazioni europee rimane elevata. I dati non rappresentano quindi una previsione di alluvione per la Liguria, ma un’informazione di contesto da aggiornare continuamente. La pagina di riferimento è https://climate.copernicus.eu/seasonal-forecasts.

La conclusione più solida è che il Mar Ligure entra nella fase di transizione stagionale con una riserva di calore eccezionale. Questa condizione alza il potenziale energetico degli eventi, ma non consente di affermare che l’autunno sarà necessariamente alluvionale. Il rischio nasce dall’incontro tra il mare caldo e una configurazione atmosferica favorevole allo sviluppo e alla persistenza dei temporali.

Non è dunque corretto dire che un mare a 30 gradi provocherà sicuramente eventi estremi. È corretto affermare che, quando arriverà la perturbazione adatta, l’atmosfera potrà disporre di più vapore e di maggiori flussi di calore. In un territorio fragile come quello ligure, dove poche ore di pioggia possono produrre conseguenze gravissime, questa differenza è sufficiente per chiedere monitoraggio costante, manutenzione dei corsi d’acqua, aggiornamento dei piani di protezione civile e massima attenzione alle previsioni a breve termine.


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